#15ott

Sabato ore 13.30 ti affacci fuori dalla stazione, uscita via Marsala e senti che Roma è diversamente abitata. Senti che devi proseguire, nonostante sei in piedi dalle 6 e i muscoli delle gambe ti fanno male per le camminate degli ultimi giorni. C’è gente, tanta gente. C’è un tipo sulla sessantina che ha in mano la bandiera con impressa la falce e il martello, ci sono un paio di ragazzi che tengono in mano un I-Phone e fanno foto come in una bulimia da click di reflex. Tutti molto vicini, sempre più stretti man mano che ci si stringe al corteo.

E prendi anche tu a fare foto, a condividerle con chi non ha potuto aderire. La gente deve sapere di altra gente; solo per il fatto di essere lì hai un debito con quelli che avrebbero voluto esserci.
Si sentono i tamburi, soffi di bombolette che aggiustano gli ultimi striscioni, ci sono i cameraman coraggiosi, quelli che un’ora dopo riprenderanno lo scempio.
Ti accompagni ai cori: “Noi il debito non lo paghiamo…”. Passa davanti agli occhi anche una bara di cartone con su scritto “Berlusconi”. A tenerla non è Previti e Cicchitto (perché quel giorno così sarà), sono ancora dei giovani. E in mezzo a tanto brusio si respira la frizzante compostezza dei partecipanti, non c’è traccia di incappucciati e manganelli. La banca con i vetri da fracassare e le auto da bruciare sono ancora lontane.
Cammini, ti accodi, la tua amica avvocato è con te, scherzi dicendo: “…dovessero fermarci tu mi difendi…”. E lei: “…ma dai, guardati intorno, vedi polizia?…e chi lo ferma ‘sto corteo!!!!”
Ed tu di manifestazioni ne hai fatte diverse negli anni, anche quella volta che il poliziotto ti chiese i documenti e letto il cognome, per rispetto di tuo padre, invitò ad allontanarti risparmiandoti la caserma. Certi movimenti strani li riconosci, li hai nel sangue, tu lo capisci quando sta per accadere qualcosa.
“Andiamo via…qui sta per succedere un casino…” Indichi alla tua amica delle persone che vedi staccarsi dal corteo, lei è perplessa. Da lontano il corteo sembra iniziare a smembrarsi. Inizi a camminare controcorrente. Ti lasci alle spalle con viltà e rabbia lo strumento democratico per eccellenza che inizia a soffocare. Una piccola massa di imbecilli che dell’anarchia si riempono la bocca senza conoscerne i presupposti hanno Roma in mano.
Quello che accade dopo non ha più nulla di lotta al capitalismo.

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