Addio

Ed è l’istinto ad avermi ancora messa in salvo. Detto da una razionale che con difficoltà mostra il proprio contenuto emotivo potrebbe sembrare
un’affermazione borderline. Sono trascorsi poco più di cinque mesi e alla fine mi sono arresa alla voce interiore. C’era troppo amore decantato in giro,
somigliava a una sorta di convincimento unilaterale, il tuo. Pochi “ti amo” perché il valore è dato dalla qualità, troppi mezzi dialoghi, a metà tra un
viaggio alla ricerca di un Noi e due strade che si sono per debolezza umane incrociate. Un incidente di percorso che cancello a fatica perché la verità
delle relazioni è per me un atto dovuto. Quello che dico ha sempre una pregnanza affettiva, quello che non dico non lo credo. Ed io per un po’ ti ho
amato, senza attendere un domani di dolore, ti ho seriamente sentito dentro di me, forse non come un grande amore ma senza dubbio come un sano
oggetto del desiderio. Ora vedo il fardello del tuo non coraggio, un carico fatto di irresponsabili convinzioni che servono solo a placare l’incapacità a
stare da soli. Vedo la comodità degli spazi riempiti da un malessere familiare dove tu come una spugna ti fai carico dell’amore esaurito dei tuoi genitori.
La vita ti ha fatto apprendere un unico modello relazionale, quello del freddo disinnamoramento che non ti tange perché ormai spettatore abituato a
scene d’indifferenza. Starò bene, stammi bene.

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