Amo il mio gatto ma voglio un uomo accanto

Sono quasi due settimane che non abbiamo alcun contatto. In testa mi ronza la convinzione di aver
fatto una scelta dolorosa ma corretta. In fondo, quando ho imparato che non si vive di
aspettative, avevo pensato alla possibilità che tu non ti facessi più vivo.
Già vivo in un rapporto morto.
Ero una ragazzina quando mi ubriacavo di convinzioni insignificanti, quando mi convincevo e
volevo convincere il mio uomo a cambiare. La vita insegna invece che le persone non cambiano, al
massimo sfumano gli spigoli dei loro profili esistenziali in funzione di una cauta relazione.
E io che di cauto ho solo il “saper essere” non riuscivo più ad accettare una relazione che non
fosse di pancia, di quelle che ti stordiscono la mente, che esaltano le azioni, una relazione
viscerale, fatta di vedute più ampie delle singole prospettive, una relazione che ti leva il fiato,
che te lo spezza, ossigenandolo ogni volta, di stelline multicolore, quasi un viaggio con LSD.
Questo era ed è il mio Amore, sperimentare, insieme.
Ora è la fase del pianto trattenuto, perché c’è un po’ di vergogna nell’ammettere di sentirsi soli,
nell’accettare un fallimento secondo le comuni opinioni.
Non ti chiamerò per chiederti di cambiare per me, chi non vive di sensazioni non può
condividermi fino alla fine. A te lascio la logica. Intanto mi prendo un periodo di riposo emotivo,
perché se un vaso è semi pieno non potrà mai farsi carico di acqua pulita. Ed io ho ancora sete.

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