Assenza

Dovrei scriverti, vorrei. La notte prima di addormentarmi rileggo i tuoi due sms conservati gelosamente in una cartella protetta. Non mi capacito di
questo senso di incertezza che mi hai lasciato, quel non dire che ha aperto ipotesi di ogni genere. Penso al tuo accento buffo con l’anima che consuma
pacchetti di sigarette e tenta ancora di liberarsi dall’intossicazione che ha il tuo nome. Stai bene, non sto bene, non so cosa mi sia accaduto, l’unica
risposta possibile è che mi sono buttata a capofitto nel lavoro per non pensarti più e ne sono uscita con 4 kilogrammi in meno. Vorrei una colazione
sulla terrazza, quella che mi avevi promesso, un tuo sguardo, una racchetta da tennis, il perché lo conosciamo solo noi due. E’ inverno ovunque, nelle
convenzioni imbottite di sorrisi rafforzo me stessa, ma dentro, Cristo se si sta male. Manca una bocca di cui non averne mai a sufficienza, un dialogo che
rafforzi un sogno, Mi manchi, sai? Resto immobile nel vuoto che mi hai regalato, nel silenzio misero che sfinisce. Racconto storie, ne scrivo di sbagliate
solo per colmarmi.

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