Benzodiazepine politiche
Walter promette che anche il figlio dell’operaio potrà fare l’avvocato. “Lo dice. Ma ciò che dice
un politico in campagna elettorale va scritto sul vento e sull’acqua che scorre.” In effetti il
rapporto con gli elettori ha uno squisito aspetto da carmina di Catullo. Qualcuno dovrebbe
spiegare al signor Walter che il diritto ad esercitare una professione esula dalla lotta di classe.
Vorrebbe forse farci credere che le porcate degli ultimi anni durante le quali caricature di
professionisti competenti hanno occupato posti di prestigio sono il risultato di un dominio
borghese sull’operaio? La verità è un’altra, ed è quella che vede operai spalleggiati da
sindacalisti i quali, pur di continuare ad esistere, hanno dispensato favori a destra e a manca, promettendo ai figli il lavoro che era stato dei padri. E questa tecnica involutiva per la
trasformazione di una classe sociale, i sindacati l’avevano appresa dai signori politici i quali, da
sempre, hanno alzato la cornetta del telefono e confermato un soggetto al posto di un altro
indipendentemente dalle qualifiche possedute. Ceppalonia è dappertutto, non mi interessa più
fare l’avvocato, il punto è che per fare l’educatore in una cooperativa sociale devi chiedere una
raccomandazione, per lavorare in fabbrica serve una raccomandazione, per fare l’operatore
ecologico devi essere quello con la raccomandazione più forte.
E intanto continuano a raccontarci balle, ci dicono che possiamo aspirare a ben altro, ci ritagliano
candidature alle prossime elezioni, ci mantengono in uno stato di schiavitù mentale, forzandoci ad
abboccare alla prossima esca; non è lotta di classe se all’orizzonte si profila una ed una sola
casta, semmai una dittatura mascherata, che paga il suo potere con l’ennesimo favore.