C-Alma
Ho fatto pensieri leggeri ed altri pesanti. Ho scelto la spiaggia libera e fatto lunghi bagni di sole. I giorni in cui il mare era arrabbiato l’ho preso di spalle e mi sono fatta massaggiare la schiena. Ho rispedito alla legittima proprietaria l’uomo di una stagione, ho socializzato il minimo indispensabile e trascorso molte ore in compagnia del bagnino con il tatuaggio azteco spalmato sul polpaccio. Ho acceso a orari determinati il cellulare e lasciato in un angolo della casa il PC. Ho riflettuto sul fatto che il luogo delle mie vacanze l’avevo scoperto per caso con Alessandro. Mi è venuta nostalgia per un istante. Ho visto un gruppo di giovani ragazzi seduti al tavolo del bar, i bermuda scesi in vita, le infradito di plastica, uno di loro teneva la fidanzatina sulle ginocchia. Ho visto l’estate di G. in quell’armonia scanzonata ed ho capito che quella dimensione non era più mia da anni. Estranea. Ho mangiato sano, fatto lunghe passeggiate e vinto ancora la battaglia con il mio corpo. Di fatto un uomo senza volerlo può rendere infelice una donna ed io ero
stanca di vedermi come non sono, salvandomi appena in tempo da quell’ingurgitare nevrotico che mi avrebbe reso oscena. Ho visto un folle tuffarsi nonostante la bandierina rossa e sparire dietro i frangiflutti, il mio cortese e paziente bagnino dare l’allarme. Ho comprato i tatuaggi con l’immagine delle fate da un distributore automatico e ne ho abbinato uno al vestito di MaxMara che non credevo sarei riuscita ad infilarmi. Non ho fatto follie. No. Ho cercato un solo uno spazio di pace. E anche se per poco, l’ho avuto.