C’era una volta il lupo…

Ora, solo ora riesco a comprenderti ragazza mia. Deve essere stato duro amare la peggiore delle specie umane. Il cannibale. Ti ha divorato le nottate e le tue sicurezze con il candore delle emozioni riflesse nel fango. Non potevi vederlo. Eri troppo intenta ad accarezzargli i capelli mentre ve ne stavate sdraiati sulla panchina a guardare il mare calmo. E deve averti fatto promesse luccicanti, raccontato le favole dove tu eri la sua principessa. Tu, così umana, dalle mani calde e con un amore tenuto stretto e da custodire. Non c’è nulla di peggio della viltà verbale, del pensiero occulto, dell’irrequietezza del sadismo e dell’uso improprio di un essere umano. Nemmeno la morte. Ti sei sentita addentata da aguzzi canini cerebrali, in dovere di aiutare nonostante non ti avesse nemmeno chiesto di farlo. Tu sei pura nei sentimenti, averti destabilizzato non ti ha indotto ad alcuna vendetta; hai semplicemente preso atto che i vampiri esistono e che succhiano l’energia del tuo vivere in armonia con gli uomini. E del mio sorridere di te, mi resta l’affaticamento addosso. Io come te, come tante altre, magari meno ingenua ma pur sempre umana.

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