Empujada
Un tango il nostro nelle sere d’inverno, il tuo abbraccio che stavo ancora guardandomi intorno con aria persa ed infelice. Le tue pupille sfioravano le mie con fermo sguardo e le attese di pregnante solitudine con mattine ghiacciate e notti inquiete svanivano in microframmenti. Disintegrate dal moto elegante dei corpi ravvicinati e non più astrazione del mio desiderio. E gli occhi degli altri intorno aggrappati alle nostre figure, ora pensiero triste, ora pensiero labile ed ancora pensiero creativo fino a fuggire dall’immobilità del mondo. Ed ancora l’incedere e retrocedere dei passi che lasciavano senza respiro, svanivano i giorni dell’inganno, cullati lontano dalle malinconiche note e da te che eri sinonimo dell’Universo. I nostri passi sulla via di ogni luogo,
dove l’amore toccava il seno del proprio nucleo esistenziale.