Facebook? No. Grazie

L’annuario di un college americano, il book fotografico di “modella con un click”, l’antiblog per
definizione. Definire il libro delle facce come uno strumento di comunicazione bidirezionale mi
sembra un’esagerazione almeno quanto la maldestra informativa sulla riservatezza contenuta nelle
condizioni d’uso del servizio. Non amo e non mi verrà mai voglia di pubblicarmi in un social
network, non riesco a comprenderne le sfaccettature più frivole di un sito web che promette
relazioni umane. Mi ha sempre dato l’idea di un buco della serratura in cui sbirciare, in fondo se
una mia vecchia compagna di scuola è diventata l’addetto stampa di Glamour cosa vuoi che me ne
freghi? Se avessi rapporti concreti con lei, saprei a priori quale azienda la paga, se le piace la
torta al cioccolato o se è ancora single.
Credo invece che nell’iscriversi ad un social network ci sia l’incapacità di percepire quel
pessimismo tecnologico che ti fa credere nel progresso ma che ti invita a non distorcere la
natura umana, gli istinti primordiali, la voglia di conoscere un altro essere non perché la sua foto
mi stimola, ma perché è la sua testa a manifestare affinità con la mia.
Poi c’è tutta quella storia sull’impossibilità di cancellarsi definitivamente dal servizio, i dati
personali fermi in un database che è un calderone di dettagli sulla vita privata, la stessa vita che
verrà venduta al miglior offerente di qualche multinazionale. Vince Packard ci aveva avvertito con
i suoi “otto bisogni” ed i beni di consumo devono costantemente essere considerati appetibili.
Passate le alleanze tra psicologi e pubblicitari, obsolete le ricerche di mercato chi meglio di un
social network è in grado di fornire elementi su cosa desideriamo?
La ciliegina sulla torta è quel presunto passaggio dei nostri dati ad agenzie governative
americane. Echelon è tornato o forse ha solo modificato il suo maestoso aspetto di orecchio
vigile, dalle raccolte dati giustificate con la lotta al terrorismo, si è praticamente passati alla
schedature di massa. Ai profili di sicurezza da impostare credo poco, tutto ciò che è in rete, nel
bene o nel male rimane in rete per sempre e prima o poi, chiunque si andrà a fare una
passeggiata dentro di te.
Le relazioni umane una volta passavano attraverso lo sguardo, poi è arrivata la rete ed anche
l’incontro ha subito modificazioni sconcertanti. La solitudine e la noia combattute a colpi di
speculazione emotiva. Io per ora mi tengo il blog e la mail per necessità lavorative ma ogni tanto
mi immagino ad imbucare nella cassetta delle lettere quattro righe affettuose, alzare la cornetta
del telefono ed organizzare una serata con gli amici, toccare con mano il corpo del mio uomo.

 

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