Fuori dal guscio
Conteggio della mia vita periodi di indolenza emotiva, di malsana quiete adombrata di fantocci da
amare, arrivo all’ideale passando per strade secondarie e mordo lo smalto delle unghie solo per
fare ancora dispetto all’uomo di turno. A volte mi rivedo con un figlio in braccio mentre nell’altra
mano il mestolo a girare il brodo ed a pensarci bene ora nel calderone c’ho messo il
quattordicesimo uomo della mia esistenza, la rabbia apparecchia nuovamente la tavola da dividere
con il prossimo, la diffidenza è la bevanda di un nuovo lungo addio. A volte l’ammazzerei questo
essere egoica che mi costringe all’individualità ed in cambio vorrei smorfiare meno di fronte a
chi con le migliori intenzioni vorrebbe farsi un giro ed accomodarsi dentro di me. In fondo
basterebbe smettere di aver paura.