Il canto delle sirene

Il vizio di essere dignitosa nel dolore non credere lasci scampo alla malinconia che mi
accompagna ogni qualvolta penso a te, ogni giorno.
Il tuo numero di telefono è nascosto tra le stampe delle e-mail speditemi appena conosciuti. In altri luoghi hai smesso di esistere, per necessità, per orgoglio e per evitare la tentazione. Ti ho
fatto sparire conservando l’immagine al latte che ho di te, nella speranza di sistemarti tra gli
uomini più importanti della mia vita. Ancora ho delle difficoltà e tu sai bene quanto le stai
complicando.
Ti ho dato uno spazio fatto di silenzio per pensare e nel mezzo mi sono messa a guardare cosa
sarebbe accaduto, senza disturbare, semplicemente cosciente che certe esistenze sono parallele
ed a volte si incontrano, senza dover aspettare l’infinito. Ma tu, con quegli sms anonimi che come
allora, quando ci amavamo, ti trafiggono, ti scompensano, ti mettono in ginocchio, fai di me un
essere incapace di provare emozioni, fai di me quella che pare improvvisamente diventata sorda
al tuo malessere e questo non è giusto. Sarebbe bastata una telefonata, se una persona ti manca
da morire vuoi sentire la sua voce, la sua presenza, se una persona ti ha lasciato un vuoto non
puoi ricordarti di lei prima di metterti a letto, se una persona ti manca, dovresti spiegarle la tua
visione delle cose. E’ che l’impegno costringe a mettersi in gioco, il disimpegno, invece ci fa
credere vivi.

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