Il tuo tormento
La prima volta ho pensato fosse una coincidenza. Il cupo provocatore è tornato a colpire il cuore.
A tre anni di distanza la tua notturna alba del malessere vorrebbe ancora complicare la mia. Che
io abbia confuso l’oscurità del tuo tono caldo in carisma ed audacia mi lascia solo intendere che il
tempo, il nostro tempo si è ormai rarefatto e che dell’atmosfera dai suoni gravi resta solo una
non sensibilità che ha poco a che fare con le parole di quel periodo. Il giusto disequilibrio tra noi
non lascia spazio a nuove meccaniche della comunicazione, il tuo incipit impedisce all’inquieto
esistenzialismo di trasformare il desolato in sobria creatività. L’angoscia è l’unica forma di
insonnia che tiene viva la frustrazione, in uno squarcio di pura empatia che solo ora capisco tu
non hai mai posseduto. Ti lascio giocare con i dadi dell’introversione, eccessiva e misogina,
denudata di capacità contemplativa, soffocante di luce esangue come solo io posso capire. Sei
commovente, incompiuto, come una morte apparente.