#ilmiocuoregrondasangue

Ti ho pensato per la prima volta, davvero. Dopo sei lunghi anni ho pensato di nuovo a te. Eri nelle nuvole fumose di quell’uomo che chiamano ancora premier. Per la prima volta mi sono sentita vecchia e solo tu puoi capirne il motivo. Te lo ricordi il discorso di Morfeo appena insediato?
Quanto ci incazzammo davanti alla televisione a sentire che la flessibilità era parte integrante del mercato del lavoro e che i giovani avrebbero dovuto accettarla senza troppe storie?
Mi sono sentita vecchia perché qualcuno parla di una crisi che dura da due anni mentre noi già ne parlavamo nel 2005. I soldi erano già finiti dieci anni fa, i soldi pubblici intendo e noi che la crisi la sentivamo, cercavamo di riporre speranze in una politica di sinistra che avrebbe dovuto salvarci.
Poi la rottura. La separazione definitiva, il non poter andare da nessuna parte con un precario stipendio che a quei tempi ci permetteva solo di percorrere seicento chilometri per vedersi.
E dire addio a nostro figlio che non avremmo potuto mantenere, scegliemmo l’aborto ad una non vita. E pensare che noi avevamo studiato, avevamo puntato ad uno di quei posti di lavoro sicuri perché oltre ad essere nel gruppo dei meritevoli, noi una coscienza ed un etica l’avevamo: arrivare in alto per scardinare un sistema fallato, pieno di incongruenze morali e corruzione ad personam.
Noi abbiamo pagato e da ieri continuiamo a pagare. E non giudicarmi se sono ancora incazzata, è il mio cuore che gronda sangue non quello dei politici. Il mio lavoro procede dignitosamente da farmi quasi sentire in colpa in tempi di crisi. E con quel lavoro negli ultimi tre mesi ho pagato allo stato 4000 euro. Pago uno stato che può permettersi un menù con lamelle di spigola con radicchio e mandorle da €3,34, pago uno stato dove anche per andare a pisciare si usa l’auto blu, uno stato che dopo una legislatura intasca una pensione che un operaio prenderebbe con 90 anni di contributi.
Soprattutto pago uno stato che maschera le raccomandazioni con concorsi pubblici, paga le forniture fino al doppio del loro reale valore perché chi ottiene l’appalto deve rifarsi della mazzetta che ha versato.
Sono sempre io, quella che per il concorso al ministero aveva la spinta di un generale e si è presentata volontariamente in ritardo allo scritto, quella che l’ennesimo contratto a progetto l’ha rifiutato pensando che l’unico modo per interrompere lo scandalo della flessibilità era mettere in condizione l’offerente di non avere nessuno da assumere se tutti avessero detto di no.
E sono anche quella che la mano sulla coscia del potente di turno l’ha scostata sorridendo e affermando che le mie competenze non passano per una scopata. Tu solo sai quanto sono incazzata, stanca di dover indignarmi per una percentuale di italiani che ha votato per un decennio gente sporca dentro che con la loro abilità comunicativa ha preso in giro gli onesti e che tutt’ora cavalca l’onda della credibilità. La parte più comica è che mentre sono qui a sfogarmi, migliaia di privilegiati fiscali hanno già trasferito i loro soldi, contattato il commercialista al fine di denunciare la minor cifra possibile. La politica priva del senso della polis greca mi genera nausea, ancor più schifo mi fanno certi italiani.

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