In guerra
Mi hai baciato con il suono della tua voce stanca. Una telefonata qualunque mentre percorrevi strade che non ti avrebbero mai condotto a me. Poche parole per far scoppiare in lacrime la malinconia di questi giorni e non riuscire più a mascherare la razionalità. Avrei voluto insultarti, dirti di scomparire, di non cercarmi per nessuna ragione. Avrei voluto donarti la rabbia, la tristezza e l’odio ma l’unica cosa che ha attecchito nella testa è che non si può combattere contro l’amore. E che nonostante gli sforzi sovrumani, le emozioni sfaldano il rigore della ragione e ti mettono davanti alla fatica dell’evidenza. Ed io mi oppongo, ora con tutte le mie forze, scrivo di te qui per tenerti lontano dai sogni, per evitare di non farmi distogliere dalle ferme decisioni che ti vogliono uno dei tanti, per non seguirti ancora in quello che so già essere l’abisso dei sensi, gravido di precarietà affettiva. Metterò ordine su di me relegandoti in una zona distante dell’anima, sarò lo psicofarmaco alla follia di questo amore, tornerò a dormire senza aspettarti, ti dimenticherò operando sulle cicatrici che mi hai lasciato e del mio, nostro amore, non resterà più nulla.