In sofferenza
Agenda piena. La seconda metà di novembre scivolerà via tra la fine di un corso su abusi e
maltrattamenti, l’inizio di un master dai costi esorbitanti, una briciola di delusione per l’ennesimo
concorso pubblico studiato appositamente per il primo dei raccomandati e l’ultimo degli
intelligenti, quattro giornate di lavoro cui seguirà una misera ritenuta d’acconto, una serata intima
col migliore amico d’infanzia, una capatina su Yoox e tanto stress da smaltire, meglio se depurato
con tisane amare. Intanto avrei voglia di prendere a pedate certi dirigenti anacronisticamnete
seduti al loro posto, quella cretina che l’altro ieri affermava come fosse ingiusto essere precari
da sette anni, senza ricordare che il suo precariato è frutto di un’assunzione ad personam, in un
posto pubblico per giunta. Ieri una vecchietta sull’autobus ha storto il naso quando una giovane
donna le stava offrendo il posto a sedere, in realtà ne pretendeva un altro, di quelli che non
viaggiano contromano.
- Senti nonna…a me pare una cosa gentile, ora ci mettiamo anche a fare i capricci?-
Intanto gli studenti continuano a manifestare, a me l’unica cosa che dispiace è quel perdersi in
affermazioni stantie tipo:
- La politica è fuori da queste cose, nessuna bandiera, nessuno può strumentalizzarci. -
Insomma 20 anni fa dicevamo le stesse cose, sulla scia della Pantera, senza necessariamente
chiamare in causa il ’68, cheppoi le ultime due generazioni me lo dovrebbero spiegare il
paragone. Non lo comprendo. Intanto seguo le sorti delle banche, che in Italia come al solito, non
la raccontano giusta.