Ipnosi regressiva
E’ noto a pochi come il concetto di amore includa
l’esperienza di essere condizionati da un vissuto che non ci appartiene e che se siamo fortunati
emerge a seguito di una seduta ipnotica.
Le sue parole assumevano colori di significato che nessun dizionario potrebbe mai sottintendere
o far intendere, le parole furono trascinate da un flusso incontenibile capace di rendere
inefficiente il lavoro degli insufficienti neuroni ormai da tempo ritirati nella trincea del non
istinto.
Credo sia accaduto a causa della solitudine e dell’odio che a volte provo per me stessa…
O forse è semplicemente accaduto perché così doveva essere o essere di nuovo.
Era quasi Natale, gli altri erano alle prese con i convenzionali archetipi goderecci, io invece
avevo da fare i conti con il mio apparente essere perfetta. Mi colpì il suo modo di spiegare come
una donna potesse affascinarlo e mi stupì che l’alchimia delle relazioni uomo-donna, per una volta,
si originasse dal “Chi sei?” e non dal “Come sei?”.
Eccitata decisi che lui sarebbe stato il mio uomo, lui era la speranza senza orgoglio di prendere a
schiaffi quella stronza insicura che alberga in me.
Era quasi primavera quando lo conobbi. Non dimenticherò mai quel mese, per uno strano ciclico
reincarnarsi di esperienze, il 4 marzo rappresentava da sempre un giorno da non poter
cancellare.
Ricordo la stabilità del suo sguardo incrociare il mio, un attimo infinito, un attimo arrossato dalla
timidezza scaricata nella perenne boccata di sigaretta. Lui era lì, a pochi passi da me, stava
tirando dritto perché forse, non era proprio me che attendeva…
Gli sguardi si bloccarono. Buttai la sigaretta, presi coraggio, gli feci cenno con la mano.
L’avevo già visto, questo lui oggi ancora non lo sa. L’avevo incontrato a Praga, le nostre mani si
erano prese per una decina di minuti durante una fuga tra i vicoli terrorizzati da una prossima
invasione. Aveva gli stessi occhialini, la stessa aria da confuso intellettuale. Come allora persi il
suo sorriso. Fuggivamo ancora, o forse io fuggivo anche in questa vita e lui era tornato a
prendermi, tenendomi per mano, per condurmi in un posto sicuro.
Arrivarono altri giorni, un’infinita’ di notti consumate nel desiderio e nel ricordo delle sue mani.
La pelle di latte, golosamente irresistibile i miei occhi nei suoi e ancora noi due abbracciati.
Le mie paure scomparvero, anche la morte accanto a lui pareva sopportabile, lui era diventato la
mia certezza e questa volta sapevo che non l’avrei perso come allora.