L’aridità del buio

Senza di te s’intravedono appena trasparenze e riflessi di luce, il ricordo della stanza a tapparelle abbassate con noi due aggrovigliati tra le lenzuola stropicciate gioca ancora a tuo favore. Eppure l’estate è arrivata, lo sento da una voce nuova che per due ore mi tiene compagnia; dice che le parole hanno una propria responsabilità. L’affermazione confonde e rimette in discussione le mie certezze: “io sono responsabile anche di ciò che comunico ad un altro, di quello che potrei suscitare in lui”. E mi sento ribattere: “io sono responsabile di ciò che dico, tu pensa ciò che vuoi” E’un libero arbitrio degli affetti questo. Un gioco al massacro che getta il seme su un terreno che se attende acqua, alla fine si convincerà di riceverla. Poi tutto, alla fine appassirà per la troppa luce.
Ed è estate, c’è davvero troppa luce, riflessi molteplici di neutrini che dondolano lungo l’orbita della passione, ho mani piene di te che scrivono parole responsabili mentre la mia testa è già tra le tue dita che sapientemente esplorano la carne.
Uno scivolare sotteso verso te che accechi l’istinto, che fai leva su quella debolezza che maschero ogni giorno. E mi hai preso, c’hai preso. Sono quella che hai visto, niente più di una terra arida in cerca della pazienza di un uomo.

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