L’arte della fuga

Un tentativo. Il primo di una lunga serie, a risolvere per prove ed errori quello che sei per me.
E così, nel silenzio di una mano impegnata a raggiungere quella tela, cerco di esprimerti.
Il fumo uccide mio amore, spesso mentre nutriamo aspettative che ci ruotano attorno e che vorremmo esplodessero in realtà immutabili. In quel pacchetto ci vedo tutto il nostro leggero amore, sospeso in cerchi viziosi che si amalgamo all’esistenza. Così contratti, noi, così evanescenti che varrebbe la pena immortalare con uno scatto. Ma tu hai scelto altro per parlare di noi, hai preso quel pacchetto, la mia abitudine a morire lentamente.
L’hai scaraventato spudoratamente nei tratti sprofondati del blu tristezza. A noi è toccato il buio, son toccate le fughe fino in Brasile; ci son voluti gli abbracci veloci del caos metropolitano di San Paolo a ricordarci che nonostante tutto eravamo ancora un tutt’uno. E dopo l’amore l’ennesima sigaretta e di nuovo l’addio.
Ed ora che ti incrocio ancora qui nella città del Ponte Vecchio mi piacerebbe amarti come allora, con movimenti incompiuti di una carezza persa tra i tuoi capelli, con il gusto di riscoprire l’abbraccio delle lingue, con la pretesa di essere la tua unica ispirazione e non solo una sigaretta tra le tante di un pacchetto (e di un amore) che uccide.

 

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