Learning by doing (teacher)

E no Prof.! Lei non doveva. Poteva evitare di stringermi la mano così a lungo. Trattenermi davanti a quelli che circondandola attendevano un suo sguardo, una sua parola. No Prof.! E’ sleale fare una lezione ad una platea di avvocati e ricordare che nel gruppo c’è una comunicatrice che a su dire realizzerà meglio degli esperti di diritto gli obiettivi del corso. Ed io all’inizio credevo cercasse di mettermi a mio agio: i termini sono tecnici, i passaggi della giuridica sono complessi. L’ho ascoltata, annuivo per farle capire che non era un problema stare dietro alla sua lezione.
Poi lei ha cominciato a cercarmi troppo, con lo sguardo, con i riferimenti della sua voce; la stanza era satura dei suoi sguardi nei miei confronti quasi ad imbarazzare i presenti che ormai avevano intuito un gioco che correva sul filo del rasoio il cui rischio era che da qualche parte schizzassero le prime gocce di sangue. E no Prof.! Lei è bello che distrarsi dai contenuti della lezione significava immaginare un approccio puramente carnale, lei che sale nella sua stanza d’albergo ed io che spudoratamente la seguo di sopra per liberare quegli istinti che ci stavano prendendo la mano.
E tutto è davvero passato per una mano, uno stringersi finale che non avrebbe voluto terminare ed intorno ancora i suoi colleghi affamati di contatto mentale e sempre vittime del guru di turno. Sempre circondati Prof.! Deve essere stata una fatica non poter dialogare oltre, anche quando durante la pausa sono sgattaiolata via per fumare una sigaretta. Lei ha seguito i miei passi, si è messo accanto per cercare una dimensione solo nostra e ha lasciato intendere una smorfia quando cercando di approcciare con me si è ritrovato ancora una volta circondato da falchi umani.
E’ riuscito solo a dirmi:
“…avrei bisogno di una psicologa…sono al secondo divorzio”
Ed io che ho appena fatto in tempo a rispondere:
“…le relazioni spesso non funzionano, ma se siamo alla seconda occasione fallimentare, forse dovremmo domandarci qualcosa…”
Mi sono limitata Prof., ho frenato gli impulsi che mi stava suscitando. Ho cercato di farle capire che sarebbe rimasto un amaro in bocca se avesse continuato ad agire in questo modo. Glielo detto davanti a tutti che non doveva preoccuparsi per me anche se avrei voluto dirle altro, lasciarle il mio numero di telefono o ammiccare come una giovinetta estasiata dal suo ruolo.
Ed è arrivato l’amaro, come quel caffè che avrebbe voluto offrirmi al bar e che ho rifiutato mentre il solito stuolo di discenti accettava allo scopo di ritagliarsi un spazio con lei.
Il nostro spazio era altrove, lo capisce questo Prof.? Mi ha costretto a tenere una rigidità istintiva che certe circostanze prevedono. L’etichetta del sapersi
contenere quando un uomo sveste i panni del professionista e mostra nudo i suoi desideri ad un passo dall’incontenibile.
Ed alla fine quella mano, la sua mano che stringeva la mia è stato come fare all’amore; per una manciata di secondi la pelle ha incontrato altra pelle, l’ho sentita scorrere addosso, imprigionarmi a sé; un istante in cui ho percepito che mi stava avvicinando più del dovuto quasi come volesse baciarmi, senza pudore davanti a tutti.

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