Non me ne voglia Watzlavick
Si tratta di pragmatica dell’amore. Non è importante affermare di essere innamorati o
arrovellarsi il cervello a chiedersi perché la ami, piuttosto è importante COME la ami.
In effetti il “perché” ci si allaccia le scarpe è ben diverso dal “come” lo fai. In amore vale la
stessa affermazione, almeno per me. Ne gioverebbero gli infelici a capire che amare è rendersi
produttivi, anziché stare a piangere addosso senza domandarsi quanto si è fatto realmente,
perché ella non fuggisse via. Ma la pragmatica dell’amore necessita di sacrificio, di sudore
cerebrale e del cuore. Proprio quest’ultimo, guarda caso, lo si nomina solo per dire che qualcuno
l’ha spezzato. Mi chiedo, allora se ha un senso dire all’altro della sua immensa bellezza, di quanto
il ricordo dei giorni consumati e non, abita alle due di notte tra un bicchiere di vino e l’altro; in
fondo non c’è pragmatica dell’amore nel farsi vivi in questo modo, piuttosto c’è un rigurgito di volontà e di bisogno di autoaffermazione, di ricordare all’Altro che esisti, senza aver mai capito,
e sei uno sciocco per questo, che il bisogno non ha niente a che fare con il desiderio, e che il
desiderio ha bisogno di azione.