Numeri, cessi e smisurate cazzate

Facciamo due conti, sono stata a letto consapevolmente con circa sedici uomini. Meno di venti chè per gli altri 92 baciati, toccati, stesi, morsi, non sono arrivata al dunque per assenza di condizioni ambientali e mentali. Di testa soprattutto perché la sera che sono rimasta chiusa al buio nel bagno di casa di P. avrei potuto farmene altri sei o sette. Ero entrata con uno e mi sono ritrovata in piedi sopra il coperchio del water con almeno una decina di mani che volevo infilarsi sotto la gonna. La reazione è stata simile a quando ti entra un topo in casa. E dire che a me i cessi sono sempre piaciuti, come la sera che in quel bagno pubblico con F. detto Rob Lowe stavamo per spaccare tutto. Flop totale, al dunque lo fermai, volevo ricordarmelo come il dispettoso principe azzurro che si divertiva a slacciarmi il reggiseno con disinvoltura e che mi aveva portato in braccio fino a casa il pomeriggio che M. mi aveva scaricato senza troppe spiegazioni. Tornando ai sedici uomini, la maggior parte aveva la mia età, uno invece ne aveva 31 quando io appena diciotto, una storia tormentata soprattutto quando cominciai a ritrovarmelo davanti all’uscita di scuola. Soffocante. Poi R., cazzo se era bello R., ci sono volute due notti per andare al sodo, la prima la trascorsi dormendo avvinghiata alla sua schiena mentre percepivo il
battito accelerato del suo cuore drogato di ecstasy. Non so chi tra i due sarebbe morto prima di infarto. Nel mezzo intanto c’era l’uomo della mia vita meglio definibile come l’uccello della mia vita. Scopavamo talmente bene che una volta, ancora nel bagno di casa, mi accorsi che stavamo dando spettacolo attraverso il buco della serratura. Alcuni dei sedici uomini potrei metterli sulla torre e fare il gioco di chi buttare giù prima. Ecco, la scelta migliore è che mi butti io. Di contro potrei usarli per scrivere un trattato di psichiatria.
Già, ora che ci penso ho baciato uno psichiatrico, di quei tipi che parlano il greco antico in strada come se stessero discorrendo in inglese, si esprimono con un flauto traverso che non li abbandona mai e quando sono in piena crisi ti danno della schizoide. Purtroppo anni dopo ho letto la sua cartella clinica e della mia negli archivi invece non c’era traccia. Poi è arrivata l’epoca della maturità che nel mio caso ha instradato passaggi strani. Ho regredito con uno 10 anni più giovane per finire con uno che di anni ne ha 5 più di me. E qui non ci sono battute, perché l’unica cosa che mi verrebbe da dire è che quella vecchia volpe di mia sorella aveva ragione: “…quelli più grandi sono meglio…” ed io credevo ne facesse solo una questione di misure. E lui è senza misura, accartocciato nell’indolenza della comodità emozionale, padrone dei suoi agi esistenziali che non lo porteranno da nessuna parte. Ma almeno vive meglio di me.

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