Parole e baci: questioni di lingua

Sapessi quante volte avrei messo le mani su quella testolina castana; contale al posto mio le volte che avrei voluto viverti un quarto d’ora sfiorando con un bacio quel lato tra la guancia e la fine della tua bocca. I passi per venirci incontro, quelli invece li ho numerati e mi sono accorta che non c’era poi tanto da camminare. Impattare così delicatamente l’un l’altro, respirarsi e amoreggiare senza bisogno di dirselo è stato il fondamento del nostro legame. E sai, a dirla tutta sono stati giorni di felicità, quelli in cui luccicano le pupille ed escono stelline dall’iride. Giorni in cui trepidavo d’attesa perché tu solo sapevi come saturare un’assenza, rendere il vuoto piacevole preparazione al “tutto” che ha i 1000 nomi dell’emozione. Ed ancora il perdersi, lasciarsi, restituire libertà all’altro per non banalizzare, non confondersi con il mercato degli accoppiamenti. E’ trascorso qualche giorno, passo davanti casa tua e intravedo l’uscio socchiuso, sono sempre sul punto di bussare, poi mi fermo e mi chiedo ancora se sono nel luogo giusto. (in fondo non è luogo che conta, no?).

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