Platonico

Doveva accadere. Una sillaba stentata usata come arma per farsi coraggio. Il perchè di certi
discorsi è chiaro: il tempo ha allineato troppe ricorrenze non consumate e mentre me ne stavo
accovacciata sul ciglio della strada con un sombrero in testa lui si è accorto che l’amore è
sgusciato via dal volersi carnalmente ed ha finito per assopirsi nelle pieghe stropicciate
dell’affetto cerebrale. Lo vorrei incontrare Platone e pregarlo di cancellare quelle assurdità sul
moto dell’Animo, vorrei spiegargli che ciò che non si suppone non si manifesta. Nessuna
possibilità si evince quando l’amore ha preso i contorni di una storia che sa di vecchio; non si può
decidere il destino di un amore che senza sperimentare la quotidianità, passeggia scalzo sui
capelli bianchi di un’esistenza comune mai vissuta. Dovrei sentirmi serena perchè a giorni mi
attende un altro cielo, granelli di sabbia sottile e virtuosi incontri ed invece, sono qui ad odiare il
prossimo corteggiatore, quello che non potrà mai comprendere come la mia anima sia consumata
dal non poter avere l’unico uomo a cui non ho mai omesso una Verità. Le pagine di questa storia
vorrei strapparle in mille pezzettini, avrei voluto solo una briciola di incanto, un flash da
trattenere in eterno, un morso di entusiasmo in una battaglia persa. Lui confonde il rimpianto con
la rassegnazione, io invece, sono inerme ed ancora incautamente fiduciosa. E mentre la vista è
appannata da un velo di lacrime, sento tra noi una distanza incolmabile e lo vedo sparire a piedi
tra la polvere.

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