Ricorrenze
Oggi avendo da rispettare una scadenza lavorativa mi sono messa come solito di fronte al
computer.
Mentre cercavo di rispettare un linguaggio tecnico che si deve quando si scrivono certi elaborati
ho ripensato alla notizia data in tv legata alla ricorrenza della morte di Marco Biagi. La voce
dell’inviato parlava dei cortei organizzati in sua memoria, dipingeva il consulente del lavoro come
un’anima pia che nonostante avesse radicalmente cambiato il concetto di lavoro era stato
freddato in mezzo alla strada come una qualsiasi vittima da trafiletto di cronaca nera.
Le immagini però non mostravano un corteo di gente comune, anzi in realtà non mostravano
nessun corteo, nessuna fila di giovani percorreva le vie di Bologna, nessuno aveva in mano un
qualche manifesto per ricordare che era stato ammazzato un uomo, l’artefice della riforma del lavoro. Nessuno tra le migliaia di lavoratori a progetto aveva avuto la sensibilità di ricordarlo.
In compenso c’erano tanti rappresentanti della politica, di ogni sponda e chi non era presente
mandava a dire di quanto il dolore fosse ancora forte per la perdita di una figura così
importante.
Cazzate e ipocrisia.
La verità è che quella legge è stata un totale fallimento e nessun giovane italiano riesce ad andare
oltre lo sdegno per la modalità con cui al consulente è stata data la morte. Vogliamo parlare di chi
si trova a fare i conti con l’insoluta precarietà del mondo del lavoro, precarietà figlia legittima di
quella riforma? Precarietà che pur avendo cambiato aspetto, perché ora pare regolamentata dal
temine “contratto a progetto”, ci rende una nuova massa di schiavi?
Per un periodo, dopo la laurea mi ero convinta che sarei divenuta padrona del mio lavoro, certo,
avrei dovuto lavorare in maggior misura rispetto ad un impiegatuccio statale, avrei dovuto
accettare l’idea che anche tra i giovani imprenditori esiste una fetta di persone di sinistra, ma
sapere che il mio prodotto finale sarebbe diventato un bene per la comunità mi rasserenava la
coscienza.
In fondo accettare di mettersi in proprio, diventare imprenditori di se stessi corrispondeva al
totale abbattimento dell’alienazione del lavoratore nel sistema capitalistico. Oggi invece, a poco
tempo dalle elezioni non mi chiedo più chi sarà a vincerle e se le cose cambieranno, oggi so solo
che la destra ha già vinto e che in giro ci sono troppi assunti con ridicoli contratti a progetto.
La destra ha vinto dal giorno in cui con la scusa della flessibilità lavorativa (donne avrete tempo
per accudire i vostri figli) ci ha convinto a disdegnare il posto fisso, quando ci ha ingolosito con
la sua denuncia dei redditi…ha vinto soprattutto quando ha preso in prestito alcuni capisaldi di
fine anni ’70 e li ha utilizzati per dirci: basta con i dipendenti servi dello stato, largo ai giovani
imprenditori. In fondo chi non cederebbe alla proposta del diavolo di sentirsi importante, di
valere qualcosa?
Oggi li chiamano giovani imprenditori…vengono promessi loro una serie di sgravi fiscali…si dice
che abbiano un gran numero di committenti. Mah…io vedo solo schiavi assunti per portare a
termine un progetto e vecchi padroni che hanno fatto un lifting e che si fanno chiamare
committenti.
Ale una volta per scherzo mi ha confidato che l’unica donna con cui potrebbe tradirmi è la Banelli.
Posso capirlo.