Sabato notte

Siamo seduti cavalcioni su un muretto di pietre bianche. Di quelle che durante il giorno sono area di servizio per decine di microscopici ragnetti rossi. E’
notte, il primo lampione ad indicarci la via dista almeno dieci metri da noi. Fumo una sua Diana rossa per essere gentile dato che ho appena rifiutato una
canna. Con un piede sono sulla strada che si perde lungo le vie del borgo, con l’altra sono sul vuoto che accompagna incautamente lo sguardo contro le
luci della città.
- Parlami dei tuoi insuccessi professionali – mi dice.
- …dei miei insuccessi in amore? – ribatto.
- …Si…lo sai che stavo scherzando…. –
Guardo di nuovo le luci della città, dalle più minute a quella abbagliante del fascio cilindrico della discoteca proiettato verso l’alto, alle luci delle industrie
siderurgiche che mescolano pulviscoli grigio-rossi e raffermano il cielo privo di nubi.
- La vedi la città?…ecco lui è come quei bagliori, ipnotico, luce ed ombra della mia anima, pieno e vuoto dei miei desideri; lui è un po’ come la posizione
in cui mi trovo ora. Mi sento poggiata su un’inconsueta stabilità ma so che se mi sporgessi sul lato sbagliato cadrei nel baratro. -
- Sei stabilmente innamorata quindi?…
- Sono offuscata da questo dedalo amoroso, giro per i corridoi del mio passato e del mio futuro e non so nemmeno cosa troverò, quando e se uscirò
di lì… -
- Perché non ti fai due tiri e provi a vedere che effetto fa perdere l’equilibrio? –
- Perché se cadessi lui non sarebbe qui a salvarmi. -
- Ci sarei io e ti terrei stretta. -
- Tu non puoi salvarmi, lo sai…. -
L’aria comincia a farsi fredda, stringo le spalle a proteggermi, cerco per un istante il cellulare in borsa, non c’è campo, non c’è nessuna chiamata, non c’è
nessun sms, non c’è nessun amore a spegnere quel mio maledetto male esistenziale che mi fa costantemente avere fame di emozioni.
- Fammi fare un tiro…dai….-
- Sicura?… resta a dormire da me, stanotte. –
- Non ci penso proprio. Fumata o meno, ubriaca o meno, io sono sua e non finirò in nessun altro letto solo per compensare le mie fragilità. –
- Era solo per dirti che io per te ci sarò sempre. –
- Sì, lo so. Dai portami a casa, ho bisogno che questo cazzo di telefono torni a ricevere il segnale. –

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