Sfoghi terapeutici

Ti vorrei avere di fronte, questa è l’ennesima giornata trascorsa a trattenere tutte quelle
belle paroline che da tempo mi sono riservata di vomitarti addosso.
In effetti non c’è l’ho con te, la mia è una nausea emozionale che mi prende allo stomaco
più di quanto 40 sigarette potrebbero riuscire a scaturire. Lo schifo è simile a quando
scopri che nel bar ove tutte le mattine fai colazione si annida un grosso scarafaggio nero
che batte la strada dei tavolini vicino al muro.
Un tempo mi sarei sforzata a spiegarti certe sensazioni e come mi hanno ferito quelle
indelicate espressioni tese a promuovere il tuo misero IO. Oggi no. Non vale la pena
sprecare fiato con chi confonde il desiderio di comunicare con la precarietà della propria
immagine.
Non ti dirò che mi fai schifo, perché tu adori e ti crogioli negli insulti più diretti; non
farò il tuo gioco, teso a comprovare che ne hai sedotta e abbandonata un’altra e nemmeno
che la tua indole da intellettuale esasperato e annoiato ti ha costretto di nuovo a
considerare un essere umano come un passaggio dovuto.
I rapporti tra le persone sono privi di logica e se solo fossi stato più attento avresti
capito, tra le righe dei miei comportamenti, che anch’io come te avevo bisogno di essere
amata e che spesso la noia e la mancanza di eccitazione si sarebbero ritirate nelle
retrovie se affrontate con una carezza.
Quello che ho appena scritto non mi basta…ma per ora appiana la mia ridondante
masturbazione mentale.

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