Sigarette di notte

Devo aver perso troppe nottate inutilmente se è una settimana che alle 01.20 provo immenso
piacere ad affacciarmi alla finestra per fumare la mia Benson. Non ricordavo il silenzio acuto
dell’oscurità e la concentrazione appagante derivatane. Nottate insonni, nottate in fumo…

 

Stille di malinconia – venerdì 26 marzo 2010 12:44

Esco, ma non lascio me stessa come vorrei. Mi abbandono a singhiozzi strozzati, segnali che una
stanza dell’anima è andata a fuoco. Avrei voluto trovarti, amarti ma soprattutto avrei voluto mi
tenessi compagnia. Faccio un’impressione diversa, non sono quella che cercavi e tu sei la luce che
riflette sul davanzale della mia camera. Un abbaglio intenso cui non servono occhiali dalle lenti
scure per difendersi. Certe frasi ti lasciano il freddo addosso, non serve a molto l’enorme
sciarpa che indosso ai primi brividi della gola. E così urlo, farnetico, invento prospettive
differenti e la distanza tra un punto e l’altro è sempre più evidente. Ti guardo fuggire da me,
passi lenti, poco rumorosi; la stanchezza ti prende alla sera, quando al posto di stare insieme,
metti in mostra il tuo IO traboccante di normalità e che aiuta solo te. Magra sorpresa la
delusione vestita di affetto, cerco tra le frasi dette un tempo, quando negli sms non facevi banali
errori, quando un “ti amo” era inevitabilmente un fiume in piena di sentimenti e l’inatteso aveva
forma di un discreto subbuglio per l’anima. Cerco ma non trovo, se non la sensazione che è la
superficialità a dettare certe parole, è il senso del dovere a dipingerti come miele. Tra le mani
ho qualche ricordo sdrucito, la tua incomprensione, l’idealismo di un filosofo prossimo
all’avvelenamento, un amore stordito e con qualche livido; io sono la tua compagnia e non la tua
compagna, sono la valvola di sfogo che condensa gli spazi vuoti, sono quella che sta per essere
messa da parte, lo sento. A mancare è solo l’occasione capace di spezzare la pratica routine.

 

Fughe oniriche – lunedì 23 ottobre 2006 20:48
Sparatoria sulla folla imbalsamata: dal quattordicesimo piano di una palazzina di forma esagonale
io imbraccio un fucile di precisione e individuo un uomo panciuto, grottesco e dal sorriso
sarcastico. Gli sparo, un colpo in pieno petto, sul lato sinistro, i gorilla che lo circondano lo
vedono accasciarsi improvvisamente. Mi accorgo che l’uomo colpito non è l’ottavo nano come
riferisce la voce sull’auricolare inserito nel mio orecchio destro… missione fallita, rimetto tutto
nella valigetta, fuggo passando dalle scale antincendio e poi via per una conduttura dell’aria.
Mi sveglio sorridendo.

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