Storia di una disperazione
Gianni ha 36 anni, cammina sperdutamente lungo Viale della Misericordia dove ci sono più
tabaccherie che negozi di abbigliamento. Fruga nelle tasche dei pantaloni consumati. Gianni è
povero, figlio di un operaio morto quando la sicurezza sul lavoro non era ancora una legge che
tutelava i lavoratori. Sua madre, donna modesta faceva le pulizie nella casa dei Bordon, le ha
fatte finché un giorno non è stata sostituita da una giovane ragazza polacca che in breve tempo
divenne l’amante consumata dei vizi del vecchio Bordon. Gianni non ha un lavoro stabile ma
qualcuno gli ha raccontato che i suoi pochi soldi possono essere investiti in un gioco sicuro, ben
remunerato perché almeno una volta tutti vincono. Ha cominciato così, investiva qualche Euro sulla
ruota di Bari, credeva di poter interpretare i sogni trasformando i flash notturni in messaggi
numerici. Gianni sognava una casa in cui vivere con decenza, non aspirava alle ville borghesi di
Pietralunga. A lui bastava credere che ci sarebbe stato un momento in cui una sfacciata sfortuna
gli avrebbe riempito le tasche. Avrebbe comprato una casa per sua madre e lui magari sarebbe fuggito in Messico, la terra dove aprire un bar. Gianni non desiderava donne le cui borse
valevano più dello stipendio di un operaio, voleva una ragazza come lui, capace di non desiderare
la vasta piscina d’acqua azzurra adiacente alla villa dei Bordon. La loro vera ricchezza sarebbe
stato l’amore. Gianni oggi vive con i pasti che la Caritas gli passa alle 12.30 di ogni giorno, divide
un piccolo bilocale con un amico albanese, ogni tanto, quando crede di aver puntato sulla ruota
giusta, porta i gladioli sulla tomba dei genitori. C’è chi lo crede pazzo, si dice che una volta
l’abbiano visto suonare ai campanelli delle case di Viale della Misericordia ed a chiunque
vendere numeri del lotto a poco prezzo.
Ieri voleva venderli anche a me.
L’ho incontrato in tabaccheria, ero lì a comprare le sigarette e non ho saputo negargli qualche
Euro quando mi ha detto che con il ricavato avrebbe giocato gli stessi numeri a me consigliati. Mi
ha guardato con fare fiero, dritto negli occhi e spiegato che se avesse vinto avrebbe comprato
una casa a sua madre. Povero Gianni, con i sogni affogati nei suoi compulsivi pensieri numerici e i
suoi desideri riaccesi tutti i giorni da giochi legalizzati.