Storie di caimani e compagni (di merende)
“Se qualcosa può andar male, lo farà.” Altro che “Yes. We can…”
Mi pare una campagna schizofrenica: fino a due settimane fa si scannavano in Parlamento,
rimbalzandosi colpe per i mancati accordi, come stessero giocando a tennis, oggi parlano di
“programmi fotocopia”. Non sono riuscita a scorgere una proposta seria: il conflitto di interessi
pare un semifreddo da servire agli elettori al momento opportuno, uno possiede tre televisioni
più un’altra manciata di canali sul digitale terrestre ma continua a fare politica, un altro possiede
uno dei più importanti centri di ricerca per la lotta ai tumori e afferma che gli inceneritori non
hanno alcun effetto sulla salute, intanto in certi posti di Italia i bambini nascono con
malformazioni degne del Cottolengo. Anch’io preferirei che le intercettazioni non fossero
pubbliche ma solo quelle che parlano di presunte attricette che per un posto di lavoro si sono
vendute al politico di turno, le altre invece dovrebbero essere considerate atti di pubblico
dominio; scusate ma la verità sulla scalata alle banche la vorrei sapere, come anche vorrei sapere
chi traffica e si presta a sotterfugi per far vincere un concorso ad una capra piuttosto che al
migliore. In compenso nei programmi fotocopia si legge che i processi debbono essere fatti
nelle aule di Tribunale e non in televisione, ma propinarci il delitto di Cogne nel salotto di Vespa,
non è stato un processo pubblico, no. Mi era sembrato il contrario, ops!
Unanimamente si concorda sulla necessità di una nuova legge elettorale tuttavia a metà aprile
saremo chiamati a votare con la stessa dinamica degli anni scorsi. Il premio che spetterà agli
italiani è un governo di larghe intese dopo le elezioni, certo lo stesso governo schizofrenico di
cui sopra. Nel mezzo c’è la sinistra arcobaleno, dovrebbe consolarmi un Bertinotti che si è tolto
l’abito di alta sartoria e si è rimesso la giacchetta di Porta Portese per sentirsi più vicino agli
operai. Intanto cerco la lista civica nella mia città, una città storicamente rossa e c’è il buio
totale, perché nessuno si è organizzato.