Sull’essere

Avrei di cose da scrivere, dall’illogica e sottile forma burocratica dell’ente pubblico con cui lavoro da mesi, alla stanchezza che scende alle prime ore
della sera per l’assente motivazione dei collaboratori privi di iniziativa propria. Ho condivisioni che sembrano parvenze di comunicazioni e pressioni
diplomatiche da parte dei capi. Questo freddo Natale che sta arrivando vende speranze di bontà e di pazienza, illusioni di una società migliore che
invece è sempre più rannicchiata ed intenta a tutelare la singola cellula. Il mio senso morale impone di rimandare un ultimo viaggio senza biglietto di
ritorno, lasciare ora sarebbe una sconfitta per quelli che credono nei valori della tutela della specie umana.
Trito la mente con pensieri agitati e oniriche presenze dall’aspetto canuto. A volte vorrei uno sconto sul karma e credo che se fossi nata gatto non mi
sarebbe andata così male. Il peggio è che rifiuto ogni accenno di consolazione, nemmeno lo shopping compulsivo potrebbe distrarre questo senso di
indeterminatezza che fatica ad uscire dalla tastiera. E’ la velocità, precisa e ben incardinata nelle azioni che continuo a pretendere dagli altri senza
rendermi conto che di così dinamico c’è solo il ventre in affitto degli adagiati.

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