Surrealismo verbale
L’ho fatto, ho optato per il licenziamento.
Dovevate esserci.
Lui, con fare professionale, tipico dei medici quando stanno per annunciarti un cancro, aveva
iniziato a uscire dalla borsa il mio nuovo contratto, io seduta sulla morbida poltroncina a schiena
dritta, quasi mi avessero messo un palo nel culo, pronta a sentire le novità. Aveva iniziato quasi a
leggere a voce impegnata, che ho attirato subito la sua attenzione:
- Vorrei dirti che ti ci puoi pulire il deretano con quel contratto a progetto del cazzo, sei un
patetico dagli atteggiamenti delinquenziali, sono 3 anni che sfrutti il mio lavoro e che mi paghi
con lo stipendio di uno che abita in Romania…Bene io sono italiana, laureata, competente e…sono
veramente stanca di tutti gli stronzi come te, di quelli che assumono facendo false promesse ai
giovani, di quelli che si arricchiscono alle loro spalle ed a fine anno piangono miseria anche se il
commercialista ha appena trovato un escamotage per fottere lo stato. -
E’ rimasto basito. La bocca gli si era talmente serrata ed allungata che per un attimo ho pensato
non respirasse più.
- Cristo, questo mi muore qui, è cianotico! -
Nell’attimo in cui lui aveva chiuso la bocca, io mi riappropriavo della dignità; la frustrazioni
disperate mi scivolavano a terra, quasi come a lasciargliele lì, in quello studio così gelido. Pensai
che una vita senza etica è una vita misera. In quel momento ero ricchissima. A lui restava un
poker d’assi: trovarsi una nuova collaboratrice da sfruttare, tanto lavoro da sbrigare, le nevrosi,
ed un pomeriggio surreale inatteso come regalo di Natale.