Sussultorio

Un terremoto c’è stato, come previsto. E’ accaduto tra noi e ha fratturato ogni marginale contatto rimasto. Siamo fuggiti insieme, ricordi? Mentre tu imboccavi l’uscita principale e percepivi il terreno sussultare sotto ai tuoi piedi, io mi sono diretta sotto la colonna portante del mio cuore. Avevo lo sguardo perso, tutto intorno vacillava ed intanto con il palmo delle mani aderivo spaventata insieme al corpo lungo la parete arteriosa che pulsava impazzita.
Ci siamo diretti da parti opposte come il lutto di un amore prevede, ognuno con la propria carovana di sensazioni distorte, di lotte emozionali che s’affacciavano in prima linea.
T’ho pensato spesso ultimamente, ripulendo la mente dalle macerie delle illusioni retiniche, raccogliendo le polveri sparse delle note incompiute, evitando di farmi traumatizzare dal contagio dei ricordi.
Il momento più difficile è stato ammettere di essermi salvata, di essere sopravvissuta alla paura paralizzante dell’addio, all’oblio scomodo che è poco più di uno scricchiolare di pareti instabili. Simili a quelle dove ogni tanto torno a ripararmi nonostante il terremoto.

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