Voglio vederti danzare

Non stai invecchiando, proprio no se la domenica mattina fai spazio nella tua camera, allontani il letto verso le pareti, sposti la poltrona relax, crei un gomitolo con gli abiti della giornata di ieri appoggiati ovunque e lo spingi di forza nell’armadio. No. Decisamente no. Non stai invecchiando se ora il disordine coabita verso l’esterno della tua camera, la finestra è spalancata a cambiare l’odore di fumo, tu sfidi il freddo con una gamba del pantalone della tuta sollevato sino al ginocchio, sopra maglia leggera, capelli raccolti, piedi scalzi protetti dal parquet e stereo ad alto volume. E gira tutto intorno alla stanza mentre si danza. No, non stai invecchiando mentre segui le linee disegnate dal corpo, con la punta delle dita delle mani a cercare l’infinito, con il corpo in asse alla terra e gli allungamenti del bicipite femorale a tagliare l’aria. E correggere i passi come osservata da un insegnante pignolo, stando attenta al disequilibrio della caviglia sinistra, affrontando la fitta alla spalla destra, perché puoi lottare contro il dolore, puoi farcela mentre vedi allo specchio lo sforzo sottoforma di elettricità che si innerva lungo la spina dorsale. Ho ripreso a ballare e stamattina mi sento davvero bene.

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